Mercoledì | 20 | Settembre
La Leggenda PDF Stampa E-mail
Scritto da dr. Santi Emanuele Savoca   

"Un certo re Saturno, figlio di Urano della Fenicia prosapia degli atlantidi, diede il nome al luogo elevato e turrito su cui vi fu di casa. Era un gran vecchio dalla barba bianca, ma gagliardo ancora, che usava paludamenti d’oro e d’argento ed amava le ricche cose che egli aveva riunite nella sua vita, tanto che quando le guardava non mancava di affondarvi le mani. Un giorno sentendo le forze sfuggirgli ed avvicinarsi il gran giorno in cui doveva render conto della sua vita terrena, non potendo accettare l’idea che il suo tesoro andasse disperso, sapiente com’era in opere di magia, pensò di lasciarvi a custodia eterna la figlia. Una giovinetta bella, con gli occhi pieni di tristezza, vestita con sfarzo ed eleganza, costretta per virtù ed incantesimo ad essere, per l’eternità, la vigile custode di un’immensa ricchezza."

Sembra che il tesoro sia formato da tre mucchi enormi di monete: uno d’oro, uno d’argento ed il terzo di rame. Fanno parte di esso una chioccia e ventuno pulcini d’oro che corrono qua e là come fossero veri, pigolando e saltellando, tanto da rendere impossibile la loro cattura.

La leggenda non specifica quali altri oggetti fanno corona al nucleo principale del tesoro ma si dice che si trovano ceste preziose, collane, bracciali che da sole basterebbero a sanare tutti i guai della nostra isola.

Queste le condizioni per venire in possesso del tesoro:

  • dei cercatori deve far parte un prete ed almeno una giovinetta casta e pura.
  • in una notte di luna essi debbono filare, torce e biancheggiare il filo e tessere la tela necessaria per fare un tovagliolo.
  • nella stessa notte debbono pescare nello specchio di mare davanti a monte Scuderi dei pesci da portare velocemente sul monte in modo che giungano ancora vivi. Appena arrivati lassù i pesci devono essere cotti al fuoco di eriche del monte, davanti all’ingresso della grotta e mangiarli sul tovagliolo tessuto.
  • Le operazioni debbono essere completate prima che l’alba si annunzi sull’Aspromonte…

Appena terminata la colazione i cercatori possono penetrare nella grotta in fondo alla quale incontreranno un gran serpente che li attorciglierà uno dopo l’altro leccandoli sul viso. Essi non dovranno avere paura, né provare disgusto, né invocare mentalmente i santi perché basta mostrar timore per annullare il lavoro fatto ed essere dispersi nelle lontane contrade. Superata la prova apparirà le bella custode del tesoro ed allora il sacerdote dovrà leggere speciali liturgie per spezzare l’incantesimo, solo allora, se le formule lette sono quelle adatte, i cercatori vedranno i mucchi del tesoro da cui sono divisi da "una grande acqua" impossibile da attraversare. Occorrono altri esorcismi prima di poter trovare una barchetta su cui potrà però prendere posto un solo cercatore alla volta. Intanto il monte tremerà tra scoppi ed ululati lontani ed il fondo della grotta diventerà rosso ed il lago invaso da onde gigantesche. Superata anche questa prova, appena tutti i cercatori avranno raggiunto l’altra riva verranno assaliti da un cavallo enorme e inferocito che girerà attorno al tesoro per impedire di accostarsi ad esso. Tutti dovranno allora restare uniti senza avere paura contando "tredici volte tredici". Solo allora la bella custode sarà liberata dall’incantesimo ed il fondo della grotta si aprirà rendendo possibile raggiungere il tesoro, la testata del torrente Itala e di scendere a valle.

Si racconta inoltre che alcuni abitanti di Alì superiore, in compagnia di un prete chiamato Rau, verso il 1800 si recarono sul Monte Scuderi risoluti di diventare ricchi. La salita ripidissima non li affaticò nonostante la corsa vertiginosa che erano costretti a fare per raggiungere la cima secondo il patto. Superate le prove preparatorie scesero nella grotta del tesoro. In fondo apparve una giovinetta bella, di una bellezza fresca ma dall’occhio malinconico, vestita sfarzosamente. Essa accorse con garbo tutta quella gente e con dolcissima voce chiese loro cosa volessero. I denari, risposero in coro ed il prete iniziò a leggere le speciali liturgie. Man mano che leggeva, la giovinetta faceva vedere i mucchi preziosi. Mentre essi credevano ormai di essere riusciti nell’impresa, la giovinetta sparì ed un cavallo enorme avanzò dal fondo della caverna tirando calci. I poveri cercatori di Alì diventarono terrei dallo spavento ma resistettero meno uno, più debole, che invocò l’aiuto della vergine. Una forza invisibile e misteriosa li sollevò in alto, fuori dalla grotta e li lanciò lontano. Alcuni si ritrovarono sulle coste della Calabria ed altri sulla cima dell’Etna.

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 08 Luglio 2010 06:41