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Scritto da dr. Santi Emanuele Savoca   
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Chiesa Madre
Cenni Storici
Letterio Subba
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 La cima fra tutte la maestosa Cattedrale dedicata a S. Agata, la cui effige scultorea sovrastava, dentro una nicchia, la facciata e che cadde col terremoto del 1783. La particolare devozione verso la Santa è sinPiazza Duomo - Facciata Cattedrale S.AgatAteticamente ed espressivameInterno - Navata centralente manifestata da una scritta inserita in uno scudo con cartigli nella parte superiore della facciata: "Agathae sub alis, Alì nulla timebit" e cioè "Sotto la protezione di Agata, Alì non avrà nulla ta temere". Costituisce un bell'esempio di architettura tardo-rinascimentale. Interamente in pietra locale, il prospetto principale comprende tre porte d'ingresso con una grande finestra al secondo ordine in asse col portale principale; tutta la composizione triangolare con la scansione delle aperture denuncia in maniera evidente la diretta derivazione dal Duomo di Messina che ebbe notevole influenza nelle scelte stilistiche degli architetti che costruirono le Cattedrali in diversi centri della provincia di Messina.  L'interno è diviso in tre navate da 14 archi a tutto sesto su colonne monolitiche di breccia. Interessanti e non molto frequenti sono gli elaborati capitelli con triglifi emblematici di un tardo rinascimento strettamente legato ad esemplari brunelleschiani che sicuramente ispirarono, dopo averli visti, l'architetto Giovanni Maffei che li utilizzò, cambiando il capitello dorico con quello corinzio, nella secentesca chiesa di S. Andrea e S. Biagio di S. Piero Patti. Nell'altare del SS. Sacramento, nell'abside sinistra, si trova un bellissimo tabernacolo in legno intagliato e dorato con colonnette, fregi, ornati e rilievi di ordine corinzio.
Chiasa Madre - Navata Centrale

 La Chiesa Madre eretta, tra il 1565 e il 1582, è consacrata a Sant'Agata. L'interno, in forme tardo rinascimentali, è suddiviso da tre navate scandite da arcate a tutto sesto rette da colonne monolitiche di pietra locale. Custodisce una statua marmorea di San Sebastiano attribuita a Rinaldo Bonanno (1530-1600), una tela con l'Immacolata e i Ss. Rita e Domenico attribuita a Antonio Catalano il Giovane (1585-1666) e una tela con la Madonna col Bambino tra i Ss. Cosma e Damiano di Antonio Catalano il Vecchio (1560-1630); inoltre sono presenti due bellissime acquasantiere del Seicento.   Oltre il settecentesco altare maggiore, che presenta intarsi marmorei, si trova un coevo coro ligneo a intagli, con pannelli raffiguranti scene della vita di Sant'Agata, opera di Santi Siracusa (1712) e Giuseppe Cuntrusceri (sec. XVIII).
Un ciborio ligneo dei primi decenni del secolo XVII intagliato e dorato è posto nella cappella sinistra dell'altare maggiore.

Letterio Subba

Letterio Subba

La splendida Cattedrale di Ali conserva importanti testimonianze dell'Ottocento messinese, stagione culturale ricca di fermenti ma finora poco valutata.
Due grandi dipinti sistemati nelle navate laterali, ancora in discreto stato di conservazione, sono opera di Letterio Subba: sono citati dall'Oliva nel catalogo delle opere ma senza alcuna descrizione. Gaetano La Corte Cailler ricorda un « Cuore di Gesù » datato 1828 e firmato che potrebbe identificarsi con uno dei dipinti esistenti.
Si tratta di un « Buon Pastore » e di una complessa composizione con la « Madonna col Bambino in gloria di Angeli e Santi » adorata da S. Lucia e da un Santo in vesti di soldato romano. Nella parte bassa del quadro figura una bella veduta di Ali con la Cattedrale ancora incompiuta. Le due tele arricchiscono considerevolmente il catalogo delle opere pittoriche del Subba.
Letterio Subba (1787-1868) è certamente il personaggio più rappresentativo della cultura figurativa dei suoi tempi: pittore, scultore, incisore, architetto, restauratore di dipinti antichi, ha rappresentato un preciso punto di riferimento per tutti gli artisti contemporanei.
Nato in una famiglia di pittori studiò a Napoli, Roma e Firenze. Aderì al neoclassicismo ispirandosi a Canova e Thorwaldsen. Tenne scuola a Messina contribuendo in maniera determinante al rinnovamento delle arti in un periodo poco felice. Le vicende della rivoluzione del 1848 lo travolsero: le sue idee liberali lo indussero a partecipare alla rivoluzione ed in seguito dovette andare esule a Malta. Le conseguenze di questo impegno politico furono nefaste: isolato per molti anni dall'ambiente messinese, egli fu estromesso dal prestigioso cantiere del Teatro S. Elisabetta. Il suo allievo Michele Panebianco fu preferito per la rea­lizzazione del sipario essendo egli stato escluso dal concorso in quanto esule a Malta ed impossibilitato a partecipare alla gara che si teneva in Messina. Gli ultimi anni del Subba furono segnati da critiche e vennero dimenticati i suoi grandi meriti di operatore culturale: la copia della Scilla del Montorsoli (che ancora oggi sostituisce nella fontana di Nettuno a Messina l'originale danneggiato, custodito nel Museo Regionale) ricevette aspre e non ingiuste critiche. Il gusto del pubblico si andava orientando in favore del Panebianco, ormai divenuto suo rivale, pittore forse meno geniale ma colto e studioso.
Letterio Subba fu un operatore culturale ricco di idee e di iniziative ma dispersivo: altri artisti, a cominciare dal Panebianco, raccoglieranno e svilupperanno le sue idee. Senza Letterio Subba, tuttavia, non potrebbe spiegarsi la ricchezza e vivacità dell'Ottocento messinese. La costruzione dei teatri di Messina costituì un preciso punto di riferimento della sua opera: progettò il Teatro Mandanici di Barcellona (ormai distrutto) e partecipò ai concorsi per il S. Elisabetta e per il suo sipario.
L'adesione al neoclassicismo è dimostrata dalle Vittorie Alate della Palazzata, ora al Museo Regionale, in cui raggiunge una gelida eleganza. Altra opera scultorea di grande impegno era la statua bronzea di Francesco I, sistemata accanto al Nettuno nel 1834 e distrutta nei moti del 1848: un'incisione documenta anche in questo caso un'opera del tutto aderente ai dettami neoclassici. Il catalogo dei dipinti, in gran parte dispersi, si presenta alquanto complesso anche nei soggetti. Numerosi sono i temi mitologici, le allegorie e gli episodi storici contenenti chiari riferimenti alle vicende risorgimentali: Orione, Colapesce, la Compagnia dei Verdi, Dina e Clarenza, Eufemio da Messina sono tutti soggetti messinesi contenenti messaggi patriottici.
L'impegno contro il dispotismo è ancora più evidente in soggetti come « Galileo davanti all'Inquisizione », « Ro-smunda ed Alboino », « Gelone impone ai cartaginesi di desistere dai sacrifici umani ». Tra i dipinti superstiti sono notevoli per la freschezza e scioltezza dei modi alcuni bozzetti per sipari di teatro e le scene della guerra di indipendenza di Grecia. Subba ha trattato anche soggetti religiosi: va ricordato che la cultura romantica, cui il nostro è per molti versi vicino nonostante l'adesione al neoclassicismo, aveva rivalutato la religione cattolica. Pertanto non è affatto strano che Subba abbia trattato soggetti religiosi. I dipinti sacri di Subba, come quelli di Panebianco, Conti ed altri, testimoniano il permanere del mecenatismo privato in Messina. Le fonti ricordano la « Maddalena ai piedi di Cristo », nella chiesa della Maddalena, datata 1840. Allo stesso periodo risaliva l'affresco del Duomo « La Madonna salva Messina nella peste del 1837 ». Attualmente si conserva il bozzetto di questo affresco perduto nel 1908 ed il « Coro di angeli » nella porta principale del Duomo.
I   dipinti di Ali integrano questa parte del catalogo di Subba: il « Buon Pastore » rivela la conoscenza della pittura purista; la « Madonna in gloria » ripropone un impegnativo schema iconografico rinascimentale.

La complessa composizione, forse voluta dalla commit­tenza, ben si inserisce nell'architettura manierista della Cat­tedrale: le figure di S. Lucia e del Santo soldato sono però tipicamente neoclassiche, mentre la veduta di Ali è un buon saggio di pittura vedutistica, genere felicemente coltivato dai pittori siciliani dell'Ottocento. II soggetto, nonostante l'imponenza della composizione, e trattato con i modi sciolti che conosciamo dai bozzetti. Non a caso Oliva ricorda la valentia di Subba negli acquerelli e nelle tempere. Pertanto il dipinto riesce a far convivere l'omaggio alla tradizione con la pittura moderna. La sacrestia della Cattedrale conserva un terzo bellissimo dipinto ottocentesco: è una « Madonna » purista, ispirata alle madonne bizantine di Messina. L'opera potrebbe ben figurare nel corpus di Michele Panebianco. Esso può identificarsi con il piccolo quadro datato 1852 e firmato che La Corte Cailler vide in chiesa. A questo punto dobbiamo però chiamare in causa gli studiosi « laureati » che potranno accertare la paternità del dipinto attraverso ricerche di archivio e analisi stilistiche chiarendo le vicende della committenza che avrebbero portato i due rivali a confrontarsi anche in terra di Ali.

 

 
Ultimo aggiornamento Venerdì 02 Luglio 2010 14:06
 
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